Saturday, January 13, 2018

Gospić: Milan Levar stato assassinato con una bomba

Era stato Levar ad indirizzare gli inquirenti dell’Icty verso quelle fosse e a fare i nomi del colonnello Tihomir Orešković e del generale Mirko Norac (tuttora vivi, vegeti e attivi in Croazia) come mandanti e in certi casi esecutori.
Giacomo Scotti, giornalista e publicista croato-italiano da Fiume, forse e uno di tutti quelli que adatto una vasta visione di un caso di giustizia di Gospic che a trasmesso in modo sincero qualche pezzi intriganti di testimonianze Milan Levar, que sono statti insilentio e omerta della maggioranza croata et tutto resto della massmedia del mondo
Un testimone di troppo
Milan Levar era un accusatore fondamentale nelle indagini del tribunale dell’Aja sulle stragi nella Croazia di Franjo Tuđman ai danni della minoranza serba: aveva fornito prove e indicato i mandanti. E’ stato assassinato con una bomba, lunedì scorso
L’articolo che segue e’ tratto da “il manifesto” del 30. 08. 2000.
GIACOMO SCOTTI- ZAGABRIA
All’epoca del regime di Tuđman fu più volte “avvertito”: prima cacciato dall’esercito, poi perseguitato in vari modi, e l’anno scorso gli fu infine quasi distrutta la casa con il lancio di alcune granate. Con il governo democratico di Račan ha perso invece la vita, dilaniato dall’esplosione di un ordigno posto dai soliti ignoti nel cortile della sua casa a Gospić. Ha così chiuso la sua vicenda umana Milan Levar, testimone del Tribunale internazionale dell’Aja che aveva avuto il coraggio – uno dei rarissimi in Croazia – di denunciare prima all’opinione pubblica e poi ai giudici istruttori dell’Icty i crimini compiuti nell’autunno del 1991 a Gospić, il “buco nero” della Croazia, da bande terroristiche del partito di Tudjman che formarono poi i reparti “speciali” del nuovo esercito croato addetti alla pulizia etnica in varie regioni del paese. In qualità di sottufficiale, Levar era stato testimone diretto di alcune stragi. Su questo stesso giornale abbiamo più volte riportato le sue rivelazioni.
L’esplosione che ha ucciso Milan Levar è avvenuta alle 15.45 di lunedì. Si è saputo soltanto che l’ordigno, insieme all’uomo, ha squarciato un’automobile che Levar stava riparando nel cortile dove aveva una officina automeccanica. Pur trovandosi poco distanti, sono rimasti illesi il figlio dodicenne di Levar e il suo cane.
Gospić, Tuđman, Norac, Šušak
Franjo Tuđman con Gojko Šušak e Mirko Norac a Gospić
Il giudice istruttore al quale sono state affidate le indagini sull’attentato, Pavo Rukavina, fu uno dei perni del regime tuđmaniano, lo stesso che ha sistematicamente ignorato ogni richiesta di far luce sui crimini di guerra compiuti nella zona, dove gli inquirenti del Tribunale internazionale hanno rinvenuto recentemente alcune fosse comuni contenenti le ossa di una parte delle vittime dei massacri. Era stato Levar ad indirizzare gli inquirenti dell’Icty verso quelle fosse e a fare i nomi del colonnello Tihomir Orešković e del generale Mirko Norac(tuttora vivi, vegeti e attivi in Croazia) come mandanti e in certi casi esecutori. Con le sue rivelazioni Levar aveva puntato il dito anche su personaggi molto, molto in alto: il defunto ministro della difesa Gojko Šušak, braccio destro di Tuđman e capo dell’ala neo-ustascia in seno al partito-regime del tempo.
Per tutti questi motivi Levar aveva nemici potenti e ancora in grado di agire indisturbati.
Insieme a Sisak, Karlobag, Zara, Karlovac, Pakrac ed altri luoghi in cui furono compiuti i primi massacri della guerra civile in Croazia nello scorcio del 1991 ed all’inizio del 1992 ad opera degli “specialisti” di Tuđman, Gospić è il “buco nero” di questo paese; vi predominano i neofascisti e vi regna l’omertà filomafiosa. La maggior parte della popolazione, dopo la cacciata di circa cinquemila serbi dai quartieri orientali della città, è stata costretta per anni a tacere fino a divenire corresponsabile dei massacri compiuti a fini “patriottici” per la croatizzazione della città e della Croazia. Pertanto considerava Milan Levar un “traditore nazionale” per la sua collaborazione con il Tribunale dell’Aja. L’uomo era dunque continuamente sottoposto a pressioni, intimidazioni e attentati di “avvertimento”. Due anni prima del lancio di granate contro la sua casa, nel 1996, la sua auto uscì fuori strada in circostanze misteriose finendo in un burrone; l’uomo ne uscì con contusioni e leggere ferite.
Nonostante ciò, Levar continuò a sfidare coraggiosamente i suoi persecutori affermando che “i criminali, anche quelli di parte croata, devono essere processati se si vuole evitare che il paese e il popolo finiscano per essere identificati con determinati gruppi criminali”. Evidentemente, però, i gruppi criminali sono ancora forti e si sentono al sicuro.
Gospić, neo-ustascia, Trusić
Zvonimir Trusić e nell’estate 2017 con una bandiera neo-ustascia
Non è un caso se l’assassinio di Levar avviene in questi giorni. Il momento è caratterizzato da un forte revival di neofascismo che impunemente sfida il nuovo governo democratico. Un governo debole, purtroppo, e troppo accondiscendente. Proprio due giorni addietro l’estrema destra nazi-ustascia croata, con alla testa Zvonimir Trusić , il fondatore del “Movimento per la verità e la giustizia” che riunisce una ventina di gruppuscoli neonazisti e di camice nere, ha avuto l’ardire, con l’autorizzazione del competente ministero, di fondare un “Comitato croato di Helsinki per la tutela dei diritti umani” (Hho) esattamente identico, nella sola denominazione però, alla già esistente organizzazione democratica che da anni si batte contro la pulizia etnica, denuncia i crimini di guerra ed altri, e lotta contro il neoustascismo in Croazia.
Con la registrazione del Comitato Hho degli ustascia, il governo ha praticamente messo fuori legge il vero Comitato croato di Helsinki.
Sintomatico è pure il fatto che, a un giorno dall’uccisione di Levar, tutti gli esponenti dell’Hdz ai quali è stato chiesto un commento hanno respinto il “tentativo di politicizzare” l’accaduto. Nulla hanno voluto dichiarare neppure il sindaco della città ed i leader dei partiti al governo presenti sul territorio della Lika di cui Gospić è il capoluogo. Ha fatto eccezione Josip Manolić, ex capo dei servizi segreti e primo ministro nel primo governo di Tuđman, da diversi anni alla testa di un partito democratico nato dalla scissione dell’Hdz.
Gospić, Manolić, Levar, Peratović
Željko Peratović e Josip Manolić nell’estate del 2015 a Zagabria
Da anni Manolić punta il dito sul “cancro” di Gospić, per cui venne a conflitto con il “supremo” Tuđman. La responsabilità morale dell’assassinio di Milan Levar, secondo Manolić, “ricade su coloro che negli ultimi sette mesi si sono dimostrati inetti e inefficaci nel governare”. Ha aggiunto: “Se in sette mesi non hanno mosso un dito per portare alla sbarra gli uomini contro i quali Levar ha lanciato più volte le sue accuse e dei cui crimini da anni esistono documenti e testimoni, questi governanti non sono degni di stare al governo”. La coalizione democratica al governo, secondo Manolić, ha fin troppo tentennato e non è ancora riuscita a creare quello Stato di diritto che Tuđman distrusse per instaurare un regime mafioso. Alla domanda “Chi ha ucciso Levar?”, Manolić ha risposto: “Coloro i quali sono stati da lui accusati di essere criminali di guerra, è chiaro!”.
Sull’argomento è attesa una reazione anche da parte dei Paesi alle cui ambasciate a Zagabria, e ci riferiamo alle maggiori potenze militari e industriali, compresa l’Italia, Milan Levar consegnò la propria testimonianza sui crimini di guerra e con i cui ambasciatori mantenne soventi contatti, come rivelava ieri il quotidiano di Fiume Novi List.
Gospić, ustascia, Levar, Orešković
Milan Levar dopo la sua testimonianza all’Aia
STRAGI
I reparti “speciali” di Tuđman a Gospić
Come questo giornale ebbe a riferire in diverse occasioni negli scorsi anni ed anche nella primavera di questo, tra l’agosto 1991 e il febbraio 1992 Gospić (e il circostante territorio della Lika) fu teatro di orrendi massacri di civili di etnia serba da parte di reparti “speciali” dell’appena nascente esercito croato di Tudjman. Secondo i dati finora raccolti, i civili trucidati nella sola Gospić furono più di cento. Di 63 vittime dell’eccidio esiste anche un elenco nominativo, che fu inviato a Tuđman nell’ottobre ’91 perché facesse cessare il bagno di sangue. Invece gli eccidi continuarono. Secondo uno dei leader della minoranza serba rimasta in Croazia, il prof. Milorad Pupovac, “nel periodo fra l’autunno ’91 e la primavera ’92, nelle varie città croate furono massacrati 700 civili di etnia serba”, compresi bambini e adolescenti. Un altro leader serbo cittadino croato, il deputato al parlamento di Zagabria Milan Đukić, dice invece che “solo nelle città furono liquidati più di 3.000 serbi”.
Aggiungendo i massacri compiuti nei villaggi, sempre secondo l’onorevole, si arriva alla cifra di 5.673 civili serbi ammazzati. Nella sola città di Sisak “sparirono per sempre oltre 500 persone”.
TESTIMONIANZE
“Levar mi ha detto: ci sono delle fotografie”
Sul caso Levar ha rilasciato alcune dichiarazioni importanti il giornalista Željko Peratović del settimanale zagrabese Fokus, uno dei pochi reporter croati che hanno seguito da vicino la faccenda degli eccidi di Gospić e di altri anche ai tempi di Tuđman, per cui ha subito – e continua a subire – pressioni e minacce. Con Levar ha avuto un lungo colloquio telefonico poche ore prima che l’uomo venisse dilaniato dall’ordigno. “Diceva di essere soddisfatto per come si stava sviluppando la situazione. Abbiamo parlato delle stragi di Gospić e poi dei massacri compiuti dall’esercito croato nella Sacca di Medak nel 1993. Di questo massacro si sta interessando Carla Del Ponte, capo della Procura del Tribunale dell’Aja. Levar mi ha detto che esistono fotografie sulle quali si vedono il generale Janko Bobetko il leader dell’Hdz Drago Krpina (ambedue in parlamento, ndr) accanto a un mucchio di cadaveri di civili e di prigionieri catturati e poi sterminati a Medak”. Peratović ha poi rivelato che, a causa di continue minacce, la sorella di un altro importante testimone croato del tribunale dell’Aja, Zdenko Ropac, si è gravemente ammalata.
 Autor: Željko Peratović
Via


No comments:

Post a Comment

Featured Post

Valdec and Aslamova, Russian-Croatian hybrid warriors

Via: 45lines.com Robert Valdec is trying to leave the impression of a raw and brave man. But he is not brave. He is brave and strong ...